sabato 3 dicembre 2016

Poesia del giorno

"Ode alla vita", di Martha Medeiros


Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia di vestire un colore nuovo,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero al bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente,
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare.

Muore lentamente,
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore,
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicità.

martedì 11 ottobre 2016

Allyncontriamoci a Genova

Mettiamo un social network basato sui libri (chiamiamolo Anobii), dove è possibile anche creare dei gruppi in cui le persone possano "chiacchierare".
Mettiamo che un giorno ad una ragazza (chiamiamola Ally) venga l'idea di aprire un gruppo per scambiarsi e regalarsi  libri.
Mettiamo che, col tempo, il gruppo cresca, muti, diventi scambio di regali di compleanno, lettere (si, quelle old style, con busta e francobollo!) e anche incontri reali.
Mettiamo che a qualcuno venga l'idea di creare una sorta di sottogruppo su whatsapp. Le chiacchiere diventano quotidiane, le amicizie diventano "reali", si partecipa a matrimoni, nascite, gioie e dolori.
Mettiamo che un giorno qualcuno (chiamiamola Roby) decida di organizzare una sorta di raduno per ringraziare Ally di aver dato il via a tutto quanto.
Ed è così che nasce un weekend fantastico, dove 17 anobiane, 11 accompagnatori (7 adulti e 4 bambini) e un cane si sono incontrati tra abbracci, risate, lacrime di emozione, regali, libri, confusione e allegria. Annullate le differenze d'età, in un miscuglio di accenti diversi che si accavallavano, abbiamo dato vita all'assioma che i libri uniscono.
Il weeknd è iniziato con un sabato mattina di continui arrivi, con tutti i mezzi, dall'auto, al treno, al camper. Siccome l'idea era di fare una sorpresa ad Ally (ignara di tutto e convinta di passare un tranquillo weekend con Roby), man mano i nuovi arrivati si nascondevano in casa di Roby (con grande disappunto dei due gatti che credo ci abbiano odiato con tutta l'anima) fino all'arrivo di Ally. Sorpresa riuscita, pranzo e poi tutti al punto bookcrossing dove Claudia ci ha accolte con entusiasmo e una gentilezza infinita. In queste due stanzette ci siamo scambiate libri e regali e siamo venute a conoscenza del bellissimo progetto AMA, una biblioteca di quartiere dove è possibile sia prendere libri in prestito, sia scambiarli. Un modo di "fare quartiere" attraverso i libri, un punto d'incontro, un esperimento da prendere a modello per altri luoghi.
La sera cena con piatti tipici genovesi, pesca del libro (un'usanza tutta anobiana di regalarsi libri ad ogni incontro) e poi tutti a nanna, anche se il sonno ha stentato ad arrivare per via delle emozioni della giornata.
Il mattino dopo, con un bel sole, tutti insieme alla scoperta di Genova, con un cicerone d'eccezione, la bravissima Anna che, tutta presa dalla spiegazione, è inciampata cadendo malamente su un polso: ha voluto a tutti i costi passare il resto della giornata con noi e solo alla sera si è decisa ad andare in ospedale per scoprire di essersi guadagnata un bel mese di ingessatura.
Gli accompagnatori, mariti e fidanzati, hanno trovato il modo di fare gruppo...forse più grazie a grappa e birra che ai libri, ma bisogna pur socializzare in qualche modo! I bambini sono stati bravissimi e si sono lasciati "babysitterare" da chiunque ne avesse voglia.
Dal tardo pomeriggio sono iniziati saluti e partenze e ognuno è tornato a casa portandosi regali, libri, foto e un bel carico di emozioni da smaltire.
Alla prossima!

venerdì 2 settembre 2016

Alieni tra di noi

Cari italiani,
vogliamo smetterla una buona volta di dare il nostro voto a degli emeriti imbecilli che evidentemente non vivono in Italia ma in un universo parallelo?
Qui non si tratta di destra o sinistra, di ideologia, di avere un'opinione o un'altra, ma piuttosto di vivere nella realtà o no.
Quello che in primis mi fa rabbia è il fatto che una donna (se fosse un uomo non sarebbe giustificato, ma almeno potrei aspettarmi che non si renda pienamente conto) venga a dire alle altre donne se e quando fare figli.
 Ma come si permette?
E' vero che la fertilità non è eterna, che c'è un orologio biologico e blablabla, ma questo lo sanno tutti. E ciascuno è libero di scegliere come meglio crede, compreso far figli a 40 anni, farne 1 oppure 4 o soprattutto non farne affatto.
Non mi addentro poi nella questione più ampia: la terra è già sovrappopolata, casomai ci vorrebbe uno spostamento degli equilibri tra le varie zone del mondo, non di certo un incremento della natalità.
Detto questo, arriva la parte che mi da la certezza che questa "ministra" viva altrove. C'è chi i figli li vorrebbe, ed è innegabile che ci voglia un pizzico di incoscienza e pazzia per metterli al mondo, ma un conto è essere ottimisti e scommettere sul futuro, un altro è essere scriteriati e credere che i figli possano vivere d'aria, magari sotto un ponte!
La maggioranza delle giovani donne di oggi (e i loro compagni) non hanno un lavoro. se ce l'hanno è sottopagato, precario e magari anche con orari improponibili.
Non si può sostnere un mutuo (che comunque le banche non concederebbero) o pagare un affitto, non si può chiedere un congedo di maternità, non si può pagare il nido o la babysitter e magari neppure si vuole pensare di vedere il proprio figlio pochi minuti al giorno!
E c'è anche chi esorta i giovani a muoversi, andare all'estero, cambiare città, essere flessibili (di per sè tutte cose bellissime e più che condivisibili) ma.... facilissimo con un figlio al seguito, no?
Riassumendo: una donna deve studiare (con mille specializzazioni e stages in giro per il mondo), viaggiare, impegnarsi nella cariera e, prima dei 30 anni o giù di lì, fare almeno un paio di figli, altrimenti.... Altrimenti cosa? vorrei capire... (ed esortare a contare gli anni: o si passa dalle lementari all'università o non ci siamo coi tempi....)
Comunque la si pensi, è decisamente irritante una simile campagna pubblicitaria, per giunta immagino pagata da tutta la collettività, non dagli alieni.
Avrei un suggerimento per il ministro: faccia un bel giro nei paesi europei in cui si fanno figli, anche da giovani, e scoprirà che, crisi o no, è più facile trovare un lavoro, si è più tutelati, i servizi alla famiglia ci sono e sono accessibili, lo studio non è un costo e il part-time una scelta possibile.
Lì, molto probabilmente, i ministri si mescolano alla gente o almeno vengono dallo stesso paese, di certo non sono alieni.

sabato 20 agosto 2016

HELP! ho un adolescente di 56 anni!

L'adolescenza è una delle fasi inevitabili della vita, è fisiologico. Oggi pare sia un po' prolungata (a dir la verità anche anticipata), ma nel bene o nel male a partire dai 20 anni pian piano si esaurisce.
Per qual che ricordo, la mia è stata un mix di rispostacce ai gneitori, diari chilometrici e un numero (modesto) di cretinate e blande ribellioni.
Non so nulla di quella di mio marito, sia perchè l'ho conosciuto che aveva già 23 anni, sia perchè mia suocera ha fatto un solo, eloquente commento sull'argomento: "Parlano tutti di adolescenza, ma io ho avuto due figli e non so cosa significhi". O sono stati due esemplari da studiare o lei era un pochino distratta..
Sia quel che sia, arrivato a 56 anni, mio marito ha riscoperto l'adolescenza, che si è manifestata con una delle principali caratteristiche dell'adolescente di oggi: lo smartphone come appendice indispensabile alla vita.
L'infernale oggetto è arrivato nelle sue mani a causa mia: regalo di due Natali fa. Da buon adolescente, a tutt'oggi ha tra le mani il terzo telefono da allora: i primi due sono defunti causa schermo rotto (il secondo per essere stato lanciato in un momento di rabbia).
All'inizio era solo uno strumento come tanti, in fin dei conti c'era solo l'entusiasmo per la scoperta delle varie funzioni. Ma il vero salto di qualità, quello che ha prodotto la vera trasformazione (o involuzione) da adulto ad adolescente, è stata la scoperta di whatsapp.
Da allora è stato un crescendo, con tanto di minacce da parte mia per mantenere l'oggetto lontano da tavola o non usarlo in presenza di ospiti.
C'è anche stato un dramma (vero e proprio: stava per condurre me verso l'omicidio!) quando, in vacanza, inserendo nel telefono la scheda egiziana, whatsapp non funzionava (misteri della scienza: il mio non aveva problemi). Due giorni di imprecazioni, rabbia, agitazione: un leone in gabbia sarebbe stato più tranquillo!! Finalmente è riuscito a risistemare tutto e tornare "connesso al mondo"......e tutto è tornato tranquillo.
Il problema è che ora devo, quotidianamente, mettere in atto minacce tipo "se andiamo a cena da tizio o lasci a casa il cellulare o resto a casa io", oppure "se porti il telefono a tavola ti rovescio il piatto in testa" e via di questo passo. Non ho fatto così fatica con due figlie!
Quello che mi chiedo (con un po' di orrere) è se l'adolescenza ha un suo più o meno lungo decorso ma poi finisce, questa sorta di revival tardivo sarà uguale o no?
O forse è una crisi di pre-anzianità....
Insomma, l'unica cosa certa è che se si mette a cacciare i Pokemon chiedo il divorzio!!

lunedì 1 agosto 2016

Storia di piccole cose

E' tantissimo che non scrivo un post, talmente tanto che mi sono chiesta che razza di blog sia il mio. Ho concluso che è come me: va a perodi.
Evidentemente in questo periodo (un po' lungo, a dire la verità) mi sento poco ispirata.
O forse dovrei tenere qualcosa su cui scrivere vicino al letto, visto che idee, riflessioni e pensieri si affollano quando vado a dormire. O peggio ancora, mentre cammino. Lì ci vorrebbe un registratore, ma immagino che sarei presa per pazza da chi mi incontra: una tizia con un cane al guinzaglio (per la cronaca, il cane dei vicini perchè i miei non amano i lunghi percorsi), sotto al sole (la domenica attorno alle 13/14.... sono masochista, lo so) che parla da sola....
E così i post si perdono nella mia mente.
Di argomenti ce ne sarebbero, sia pubblici che privati.
Quelli pubblici hanno il potere i farmi venire prima il nervoso, poi la voglia di cercare un'altra galassia dove andare a vivere.
Quelli privati.....probabilmente non interessano a nessuno, ma confido nel fatto che chi legge i piccoli blog di gente comune sia spinto almeno in parte da una (sana) curiosità verso il genere umano e proprio per soddisfarla sia incline a seguire i miei sproloqui.
Ultimamente qualcosa ha scalfito la piatta superficie di una più o meno tranquilla vita da casalinga, sia in bene che in male.
E' morto Tommy, il labrador ormai vecchio e piuttosto malandato che con la sua presenza riempiva la casa all'inverosimile. Nella sua vita ne ha combinate di ogni e negli ultimi tempi, ormai diventato tranquillo per anzianità, ha trovato il modo di creare scompiglio con i suoi malanni. Diciamo che per tutta la vita non è mai passato inosservato.
Pensavo che Kai (vecchietta anche lei, ma in forma e tutto sommato contenta di essere l'unico cane di casa) e Maya (la gatta che, come tutti i felini, si ritiene il centro dell'universo) mi sarebbero bastati, almeno per un bel po' di tempo.
Quando mai io penso qualcosa di positivo senza che intervenga il caso a scombinare i piani?
Ecco, appunto: 3 settimane esatte dalla dipartita di Tommy e mi sono trovata con un cucciolo (termine puramente anagrafico: a 2 mesi e mezzo 10.8 kg fanno già un cane di media taglia!). Murphy è per tre quarti pastore corso (l'ultimo quarto non mi è dato sapere) e quindi quasi sicuramente diventerà un cagnone. Per ora è tranquillo (spero non siano le classiche ultime parole famose!) e sta imparando ritmi e regole. Qualche volta penso che sia stato un errore averlo preso e questo quando prevale il pensiero razionale: ad esempio non posso muovermi da casa come voglio e questo in futuro potrebbe creare dei problemi. Ma la parte emotiva è felice e soddisfatta.
Poi ci sono state le vacanze: due settimane di beatitudine nel mio amatissimo Egitto.
Sono perfino riuscita a scordarmi di essere ansiosa e mi sono rilassata. D'altra parte, come si può non essere rilassati senza nulla a cui pensare, con un mare stupendo, il sole compreso nel prezzo, camminate lungo una spiaggia deserta dove gli unici rumori sono lo sciabordio del mare, il vento e il verso dei gabbiani, gli occhi che si riempiono d'azzurro e ad ogni giro di snorkeling una serie di meraviglie che non smette mai di stupire?
Per continuare la cronaca relativa alle piccole cose, altre due manie si sono aggiunte alle mie già innumerevoli. Sto riempiendo la casa di Yankee Candles e mi sono data al bullet journal. Innocenti passatempi che (a parte le candele che mi profumano la casa) non fanno altro che ridurre il mio tempo.
Eh, già, il tempo.... Quello continua a correre e proprio non capisco perchè mi sfugga via sempre più velocemente.
Ma questa è un'altra storia...

lunedì 9 maggio 2016

The dark side of the moon



Probabilmente sono una pessima madre.
In virtù di quel probabilmente sono qui a scrivere, visto che a volte mettere i pensieri nero su bianco aiuta ad ordinarli e analizzarli meglio.
Dubbi ne ho sempre avuti e spero di continuare ad averne: non sopporto chi crede di tenersi la verità in tasca. La vita fluisce, cambia, avanza e arretra: è un continuo mutamento a cui bisogna adattarsi a seconda delle circostanze.
Da che ricordo, ho sempre voluto essere madre (e mi sa che non è la prima volta che lo scrivo): da bambina adoravo le bambole, ma solo quelle che sembravano bimbi (ho detestato la Barbie con tutta l’anima) e i miei giochi erano sempre “di cura”, la scuola, l’ospedale e “le signore”.
Più grande, mi è sempre piaciuto avere qualche bimbo attorno, ma non me ne sono dovuta mai occupare direttamente (mai fatto la babysitter, ad esempio) così, una volta incinta, sono partita decisa ad acquistare libri e riviste perché volevo fare le cose per bene, essere informata e dare una base logica ai miei principi.
Una volta nata la prima figlia, ho cercato di fare la mamma da manuale, con tanto di termometro nell’acqua ad ogni bagnetto (per poi accorgermi dopo settimane di strilli che l’infante gradiva una temperatura diversa), sterilizzazione a tutto spiano (sono arrivata a mettere nello sterilizzatore un libro cartonato…con ovvi risultati!), niente addormentamenti in braccio e via di questo passo. Orgogliosissima di ogni tappa di crescita della bimba e, con la seconda, anche più disinvolta e meno rigida.
Però.
Ecco, c’è sempre un però.
Escludendo il momento della nascita, quando mia figlia davvero mi sembrava la più bella tra tutti i neonati, io non sono mai riuscita a non essere realista. Ho sempre notato i difetti, ho sempre riconosciuto chi, in qualunque campo, aveva un qualcosa in più, ho sempre distinto tra torto e ragione e non ho mai pensato, qualunque cosa succedesse, che le mie foglie fossero sicuramente le vittime della situazione. Valutavo, indagavo e poi obiettivamente vedevo se in quella circostanza era il caso di consolare o rimproverare.
Ed è così anche oggi che le ragazze ormai sono adulte. Non sono (non le vedo) sempre belle, sempre brave, sempre le migliori. A volte lo sono, a volte no. Ed è questo che mi fa dubitare.
Non sono gli errori a farmi dubitare, perché anche se mi dispiace averne fatti, so benissimo che è inevitabile: sono un essere umano, la perfezione non è di questo mondo e sicuramente tutti hanno la propria (più o meno lunga) lista di sbagli. Potrei scrivere pagine sui miei, ma non è questo il punto.
Il punto è che ovviamente amo le mie figlie (questo è fuori discussione), ma non sempre mi piacciono tutti i lati del loro carattere. Anche se vorrei che avessero una vita felice, senza dolori, senza difficoltà, non posso evitare di riconoscere i loro errori 8° cattivi comportamenti o quant’altro) ed essere consapevole che ognuno debba pagare i propri conti, anche loro.
Questo fa di me una cattiva madre? Il non difenderle “a prescindere”? dovrei chiudere gli occhi, ignorare la loro parte oscura e vedere solo quella luminosa, convicendomi che esista solo quella?
Non ci riesco proprio.
Ed è un tarlo che mi rode….

lunedì 14 marzo 2016

E' proprio così....

Nei giorni tristi ti stringerò forte
e ti cullerò tra le mie braccia
come fosse il primo giorno.
Nei giorni felici terrò stretta la tua mano
per accompagnarti e sorreggerti
ancora e più forte, come fosse il primo giorno.
Piangerò quando piangerai,
mi rallegrerò dei tuoi sorrisi e delle tue conquiste,
e mi metterò ad osservare in disparte con il cuore in gola,tu
che, prima di essere mia, eri già destinata a questo mondo.


-Stephen Littleword-